IL SALUTO DI DON AMERIGO (24 agosto 2014)

Carissimi fratelli e sorelle della comunità parrocchiale di Miglianico, come sapete, dopo nove anni di ministero svolto in mezzo a voi, l’arcivescovo ha voluto chiamarmi a svolgere il mio servizio a Chieti nella parrocchia della SS. Trinità.

Ripercorrendo i nove anni trascorsi in questa comunità non posso non pensare alle tante persone incontrate, ai giovani e agli adulti, ai piccoli e agli anziani, alle storie di ciascuno, ai momenti lieti e tristi vissuti insieme.

panorama.jpgGià nei primi mesi del mio arrivo a Miglianico si delinearono con chiarezza alcuni importanti obiettivi pastorali da perseguire. Anzitutto: solo da un anno era stata dedicata la nuova chiesa parrocchiale di San Rocco; era dunque necessario dare un senso a questa imponente struttura e ridefinire l’uso della chiesa di San Michele. Ancora: al momento del mio ingresso eravamo tre sacerdoti a servizio del nostro paese, io, don Vincenzo e don Fabio; dopo pochissimo tempo dapprima il Signore chiamò a sé l’indimenticabile don Vincenzo; di lì a poco l’arcivescovo mi annunciò che don Fabio sarebbe stato chiamato a  servizio del Seminario e dunque avrei dovuto farmi carico anche del territorio della parrocchia di Cerreto, portando a termine l’unificazione delle due comunità. Si delineava così il compito di far nascere una nuova realtà da due storie diverse: la nuova chiesa di San Rocco sarebbe diventata la sede di una nuova famiglia parrocchiale, prosecuzione delle due precedenti, ma anche del tutto nuova.

Oggi, trascorsi ormai nove anni da quei primi giorni, mi sembra di poter dire che davvero è nata una nuova comunità, ben radicata su tutto il territorio miglianichese, attenta alle necessità pastorali di tutti i fedeli. Certo, molto resta ancora da fare: deve crescere il senso di accoglienza, di apertura al nuovo, al soffio dello Spirito; deve crescere il senso di comunione, per sentirsi fratelli in Gesù Cristo prima che membri del proprio gruppo.

Al termine di questo saluto, permettetemi di esprimere un grazie particolare a tutti coloro che in questi anni mi sono stati vicini, a quelli che hanno voluto condividere con me e con altri fratelli la propria esperienza di Dio, a tutti i collaboratori parrocchiali che si sono prodigati con grande generosità nei vari servizi che rendono bella la comunità, ai seminaristi e agli amici sacerdoti, in particolare a quelli della nostra zona pastorale, ai superiori del Seminario, ai carissimi don Fabio e don Peppe.

Grazie di cuore a tutti! Perdonatemi di ogni cosa, ringraziate il Signore con me per quanto ci ha donato!

Don Amerigo Carugno

 
SERVI PER VOCAZIONE: IL DONO DI UNA VITA (6-9 agosto 2014)

Servi per vocazione: il dono di una vita! È questo il titolo del campo ACR svoltosi dal 6 al 9 agosto in montagna, in quella che tutti conosciamo come “casa di don Vincenzo”. A fare da filo conduttore al campo è stata la parabola del buon samaritano, la quale, attraverso l’analisi dei suoi elementi, è stata spunto di riflessione su problemi attuali della società e della Chiesa.

Infatti, da cristiani, percorriamo ogni giorno dei cammini che portano da “Gerusalemme a Gerico”, e in questi ci capita spesso di incontrare persone che sono state “assalite”, dalla malattia, dalla solitudine… ed è davanti a queste situazioni che dobbiamo scegliere quale atteggiamento assumere, e la parabola che abbiamo approfondito in questi giorni ci propone varie possibilità..campoacr2014.jpg

Possiamo essere come il sacerdote del tempio, che cambia strada per evitare l’uomo assalito, e quindi non essere cristiani a tempo pieno ma solo quando conviene senza sporcarsi le mani in situazioni che potrebbero crearci problemi; oppure seguire l’esempio del levita, un uomo dotto, esperto della legge che però passa oltre, e stare dunque sempre attenti all’aspetto esteriore e al rispetto maniacale delle regole per mostrarsi cristiani ma senza esserlo. Questi parti sono quelle che più ci piace interpretare, perché sono quelle che ci fanno stare comodi e che ci fanno sembrare persone per bene. Chi sceglierebbe infatti di essere uno straniero eterodosso di cui nessuno dotato di buon senso si fiderebbe?! Eppure Gesù sceglie un personaggio così per mostrarci un esempio di vera vita cristiana; il samaritano, un uomo che dona la propria vita e l’amore che ha ricevuto da Dio agli altri, non assorbendolo tutto su di se, ogni volta, infatti che l’amore è per se stessi viene pian piano meno, se è donato agli altri non può che moltiplicarsi. Capiamo così che davvero la nostra logica non è la logica di Dio!

Questo è in generale il discorso affrontato dai ragazzi durante il campo che ha avuto momenti di gioco, di svago, di laboratorio creativo, ma soprattutto di preghiera e riflessione, in un luogo sì suggestivo ma anche di grande spiritualità.

Particolare è stata la giornata di sabato 9 in cui siamo stati raggiunti in montagna dai genitori dei ragazzi e da alcuni giovanissimi, giovani e adulti di AC, e tutti insieme abbiamo passato una giornata piacevole e divertente ma anche pregna di riflessioni venute fuori soprattutto da un’attività, svoltasi la mattina, che ha riassunto un po’ i temi affrontati dai ragazzi nei giorni precedenti. L’attività ruotava intorno a quattro verbi: uscire, denunciare, abitare e trasfigurare che in relazione alla parabola del buon samaritano hanno potuto assumere significati diversi per ogni fascia d’età. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, per il quale ognuno ha preparato qualcosa e condiviso con gli altri, don Amerigo ha fatto una brave riflessione consegnando ai ragazzi materialmente, ma spiritualmente a tutti un mandato: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”, invitandoci a seguire ogni giorno l’esempio del samaritano. A conclusione della giornata abbiamo conosciuto don Gilberto, il nostro futuro parroco, e pregato insieme a lui nella splendida e ricca di storia chiesa di Roccamorice.

Alla fine di questo campo, come del resto alla fine di tutti i campi di Azione Cattolica, possiamo sentirci tutti un po’ arricchiti, nella fede, nella conoscenza reciproca, nelle esperienze e in particolare nell’aver vissuto ancora una volta l’AC come una grande famiglia dove se qualcuno manca, si sente!

Margherita Cavuti

 
IL VENTICINQUESIMO DI DON AMERIGO (15 luglio 2014)

Con grande affetto e profonda gratitudine, lo scorso 15 luglio la comunità parrocchiale si è stretta attorno a don Amerigo Carugno che ha festeggiato il venticinquesimo anniversario della sua ordinazione presbiterale: un momento di commozione per tutti, che hanno ringraziato il Signore per il dono del sacerdozio del parroco e parallelamente anche per i nove anni di servizio svolti a Miglianico. La celebrazione del venticinquennale, una sorta di “nozze d’argento” con il Signore Gesù, è stata seguita da un’agape fraterna nei locali dell’Auditorium mons. Vincenzo Pizzica ed è stata la prima occasione per ringraziare don Amerigo per gli anni trascorsi nella parrocchia di San Michele Arcangelo, che dal prossimo 31 agosto dovrà abbandonare in quanto l’arcivescovo ha disposto il suo trasferimento alla parrocchia della SS.Trinità di Chieti. 25.jpg

Un annuncio che ha colto di sorpresa quasi tutti, visto che quando l’11 settembre 2005 abbiamo accolto don Amerigo come nuovo parroco, oltre a doverci abituare ad una nuova presenza dopo 55 anni, tutti davamo per scontata la sua presenza per diversi decenni, in considerazione sia della sua giovane età del sia delle parole dell’arcivescovo, che ci rivelavano la particolare predilezione che aveva avuto nel designare il titolare di San Michele Arcangelo.

Nei nove anni di cura pastorale di Miglianico, don Amerigo è stato fecondo tanto quanto i suoi predecessori: ha rimotivato alcune scelte già fatte in passato, ha creato tante realtà nuove, ha introdotto piccole ricorrenze alle quali ora non sapremmo fare a meno. Tra le cose da ricordare senza dubbio ce ne sono diverse: ha ristrutturato e rilanciato i gruppi di preghiera, dando loro un cammino e un nuovo slancio, tant’è che si sono moltiplicati nel numero e nei partecipanti; ha dato impulso alla creazione della Confraternita di San Pantaleone, che oggi è un riferimento importante all’interno della parrocchia, non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche storico e culturale; ha avviato esperienze di meditazione e studio della parola di Dio (i gruppi di “Catechesi con la Bibbia”); ha introdotto (o reintrodotto in alcuni casi) bellissime tradizioni come il concorso dei presepi per i bambini, la benedizione dei bambinelli a Natale e delle uova a Pasqua, l’agape fraterna al termine della Veglia Pasquale, la celebrazione solenne della dedicazione della chiesa di San Rocco il 2 luglio, la messa di inizio anno sociale il giorno di San Michele Arcangelo, che è titolare della parrocchia, la festa di San Gabriele dell’Addolorata (con l’appendice, proposta dall’Azione Cattolica e da lui approvata, della preghiera per gli studenti che affronteranno gli esami); ha introdotto il percorso di otto anni del catechismo dei ragazzi, la messa per i bambini del sabato sera; ha curato la formazione dei ministranti che oggi sono capaci di servire alla perfezione una messa solenne; ha dato impulso ai ministeri istituiti; ha creato il sito internet parrocchiale; ha istituito e redatto il bollettino “Tralci”, che arriva in ogni casa della parrocchia; ha riorganizzato la Caritas parrocchiale, ha valorizzato il coro polifonico... Dopo il “grazie” che tutta la comunità gli ha tributato il 15 luglio, con una festa di preghiera e di affetto, il 24 agosto nella messa domenicale delle 10.00, tutti lo saluteremo nella sua ultima messa festiva in parrocchia prima del trasferimento.

Antonello Antonelli

 
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