SAN PANTALEONE

San PantaleonePantaleone (Pantoléon, Pantaleémon in greco; Pantaleo in latino) godette fin dall’antichità di un vasto culto in Oriente e in Occidente, al pari dei celebri Cosma e Damiano o Ciro e Giovanni, coi quali divise nella rappresentazione agiografica il modello martiriale e taumaturgico di santi medici “anargiri” e molti tratti leggendari stereotipi, e al pari di altri santi intercessori (gruppo dei quattordici Ausiliatori in Occidente). La sua popolarità è testimoniata dalla Passio giuntaci in varie redazioni e vaneggiamenti in greco, armeno, georgiano, copto, arabo.

Secondo la leggenda Pantaleone, nativo di Nicomedia in Bitinia, educato cristianamente dalla madre Eubule (ricordata nel Sinassario Costantinopolitano al 30 marzo), ma non ancora battezzato, è affidato dal padre pagano al grande medico Eufrosino e apprende la medicina tanto perfettamente da meritarsi l’ammirazione e l’affetto dell’imperatore Massimiano. Si avvicina alla fede cristiana da esempio e dalla dottrina di Ermolao, presbitero cristiano che vive nascosto per timore della persecuzione, il quale lo convince progressivamente ad abbandonare l’arte di Asclepio, garantendogli la capacità di guarire ogni male nel solo nome di Cristo: di ciò fa esperienza lo stesso Pantaleone, il quale, dopo aver visto risuscitare alla sola invocazione dei Cristo un bambino morto per il morso di una vipera, si fa battezzare. La guarigione di un cieco, che si era rivolto a lui dopo aver consumato tutte le sostanze appresso ad altri medici, provoca la guarigione spirituale e la conversione sia del cieco che del padre del santo. Alla sua morte Pantaleone, distribuito il patrimonio ai servi e ai poveri, diventa il medico di tutti, suscitando per l’esercizio gratuito della professione l’invidia e il risentimento dei colleghi e la conseguente denunzia all’imperatore. Il cieco, chiamato a testimoniare, nell’evidenziare la gratuità e la rapidità della guarigione, nonché l’incapacità e la venalità degli altri medici, fa l’apologia di Cristo contro Asclepio, guadagnandosi perciò il martirio.

Il racconto a questo punto segue la struttura propria di una passio: l’imperatore con lusinghe e dolci rimproveri tenta di dissuadere il giovane dal preferire Cristo ad Asclepio. Pantaleone propone un’ordalia tra i sacerdoti pagani e lui: intorno a un paralitico, appositamente convocato, inutilmente si affannano i sacerdoti, invocando tra gli dei anche Asclepio, Galeno e Ippocrate; il santo invece dopo una tirata antiidolatrica guarisce nel nome di Cristo l’ammalato. Il miracolo suscita la conversione di molti e l’ostinazione dei sacerdoti e dell’imperatore, che alle lusinghe fa seguire una lunga serie di tormenti: raschiamento con unghie di ferro e bruciature ai fianchi con fiaccole, annegamento, esposizione alle fiere, ruota. Ogni tentativo risulta inefficace e provoca vieppiù l’ira del tiranno, che accusa il santo di “magia”. La Passio prende quindi l’andamento di un romanzo ciclico con l’inserimento di altri santi personaggi, perché su subdolo invito dell’imperatore Pantaleone ingenuamente non solo fa il nome dei vecchio Ermolao e di altri due cristiani, ma li va a prendere lui stesso per condurli al cospetto del sovrano, che li fa morire. La sentenza di morte del giovane non esaurisce la fantasmagoria del meraviglioso: la punta ripiega come cera; i carnefici chiedono perdono al santo e una voce dall’alto cambia il nome dei giovane: “non ti chiamerai più Pantoleon, ma il tuo nome sarà Pantaleémon, perché avrai compassione di molti: tu infatti sarai porto per quelli sballottati dalla tempesta, rifugio degli afflitti, protettore degli oppressi, medico dei malati e persecutore dei demoni”. Sul modello di altre passioni antiche è il santo a esortare i carnefici a colpirlo e due ultimi prodigi chiudono il racconto: dalla ferita esce sangue misto a latte, mentre l’albero al quale Pantaleone viene legato si carica di frutti.San Pantaleone

La critica agiografica ha da tempo riconosciuto il carattere totalmente fabuloso della Passio, un racconto infarcito dell’elemento meraviglioso e miracolistico, di motivi ricorrenti nella letteratura del genere: un testo tipico delle passioni tarde o artificiali, tendente non a definire il profilo storico, ma a delineare il “tipo” sovrumano dei martire intrepido, del santo taumaturgo che opera gratuitamente la salvezza fisica e spirituale dei devoti. Molto evidenti sono in particolare i punti in comune con le Vite e Passioni di santi medici anargiri (specialmente Cosma e Damiano): l’opposizione tra medicina pagana venale ed evergetismo cristiano, il motivo dell’invidia dei colleghi… Ma assai più evidenti sono gli intenti di una simile letteratura, mirante a edificare e più ancora a infondere attraverso le figure dei santi medici conforto e fiducia nei fedeli.

Malgrado lo scarsissimo credito della narrazione, sono ben attestate le coordinate agiografiche. Il dies natalis di Pantaleone è prevalentemente fissato al 27 luglio, talora con oscillazione di qualche giorno. Il Martirologio Geronimiano al 28 luglio ha in Nicomedia Pantaleonis. Il Sinassario della Chiesa costantinopolitana ricorda Pantaleone al 27 luglio. Negli altri martirologi siriaci prevale la data bizantina del 27 luglio, ma il Martirologio di Rabban Sliba (Xlll sec.), oltre il 27 Tamouz (luglio), lo ricorda anche nei giorni 1 e 15 Tisrin I (ottobre). I martirologi storici medioevali dell’Anonimo Lionese, di Adone, di Usuardo, dipendenti dal Geronimiano, danno al 28 luglio una breve sintesi derivante dalla Passio latina, ricordando al 27 s. Ermolao e compagni. Il Calendario latino dei Sinai, probabilmente proveniente dall’Africa, dei sec. VIII o IX, ricorda Pantaleone il 25 febbraio, data forse di qualche fondazione o traslazione, che può essere accostata a quelle del 15 o del 19 febbraio rispettivamente del Calendario Marmoreo Napoletano (IX sec.) e del calendario mozarabico.
La diocesi di Crema, in provincia di Cremona, lo celebra il 10 giugno, giorno in cui per sua intercessione la città fu liberata dalla peste.

 

I nostri ragazzi alla scuola di San Camillo (2 giugno 2006)

Il 2 giugno è stata la data scelta per il giorno del ritiro che ha concluso l’anno catechistico 2005/2006. Il ritiro si è svolto nell’arco dell’intera giornata, al mattino presso i locali parrocchiali e il pomeriggio in pellegrinaggio al santuario di san Camillo a Bucchianico.

Tutti i ragazzi con i propri genitori, le catechiste, i catechisti e il parroco si sono ritrovati insieme per fare memoria del cammino percorso e per meditare la figura e l’esempio di San Camillo De Lellis. Si comincia con un momento comune di preghiera e raccoglimento per ricordare le tappe più importantie dell’intero ano trascorso assieme. Poi i ragazzi si dividono per fasce d’età per lavorare con i propri catechisti e così pure fanno i genitori. L’argomento è lo stesso per tutti, seppure adattato in base all’età: conoscere le tappe fondamentali della vita di San Camillo per trarne spunti di meditazione da rapportare alle nostre scelte di vita.

Varie attività di laboratorio hanno reso i ragazzi attivi protagonisti: i più piccoli hanno preparato dei cartelloni che ritraevano i momenti salienti della vita del Santo; i più grandi hanno utilizzato le moderne tecniche multimediali, con la proiezione di un’apposita “presentazione”, i genitori si sono confrontati con un testo biografico più impegnativo…

Molto bello e festoso è stato il momento conviviale che ha visto tutti riuniti in una lunghissima tavolata sistemata nel grande auditorium parrocchiale: tutti hanno portato qualcosa che hanno condiviso in spirito di fraternità e sincera aggregazione.

Nel pomeriggio si è svolto un pellegrinaggio a Bucchianico. Una lunga comitiva di auto è sfilata per raggiungere il paese vicino. Nonostante una pioggia primaverile un po’ fastidiosa, ci si è radunati pazientemente nel santuario di San Camillo, dove il camilliano padre Cristoforo ha dato le prime spiegazioni sulla figura del santo e poi – dopo aver diviso tutti in due gruppi – ha guidato una visita itinerante alla mostra degli oggetti legati alla vita del santo, che ha permesso di vedere e ricostruire i particolari legati alla vita del Santo amico degli ammalati e dei bisognosi.

Una volta riuniti di nuovo al santuario, si è svolta la celebrazione della Santa Messa, presieduta da don Amerigo e animata dai ragazzi e dai loro genitori, a coronamento di una giornata tutta da ricordare.

Aida Di Ghionno