Il restauro dell’organo a canne (2 aprile 2006)

L'organo e il restauratore Antonio Di Renzo Negli ultimi mesi sono stati realizzati diversi lavori in ambedue le parrocchie e altri sono in corso o previsti. Data la necessità di pubblicare questo bollettino prima di Pasqua per comunicare gli orari delle celebrazioni, non c’è stato tempo sufficiente per preparare una relazione accurata dei lavori in questione. Contiamo di farlo nei prossimi numeri.

Mi è sembrato però significativo informarvi almeno sul  restauro dell’organo a canne della chiesa di San Michele Arcangelo, restauro che è stato avviato in questi giorni e sarà probabilmente concluso mentre leggete queste pagine. Questo lavoro riveste particolare interesse non tanto per l’entità della spesa, che rispetto ad altri lavori fatti in questi mesi è relativamente contenuta, ma per l’aspetto artistico e culturale che vi è connesso. Infatti per quanto risulta dalle notizie in nostro possesso l’organo della chiesa di San Michele Arcangelo sembra essere il più grande della provincia di Chieti e il terzo in Abruzzo: è dotato di ben trentadue registri reali, di cui addirittura tre di ance, di circa 3.500 canne, di una consolle di tre manuali (cioè tre tastiere oltre la pedaliera), ecc. Il valore corrente di questo prestigioso strumento è di circa 600.000 euro (un miliardo e 200 milioni di vecchie lire)!

L’organo è stato costruito dalla ditta Zenoni, molto attiva negli anni  ‘50 e ‘60. Di essa si può considerare erede colui che si sta occupando del nostro restauro, il maestro organaro Antonio Di Renzo di Pescara a sua volta costruttore di organi. Come tutti sapete don Vincenzo Pizzica di venerata memoria perseguì con tenacia la costruzione di questo magnifico organo e provvide negli anni alla manutenzione periodica, di cui questi strumenti maestosi hanno necessario bisogno. Purtroppo la necessità di reperire risorse per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale ha bloccato la manutenzione per una decina d’anni, durante i quali ovviamente i difetti sono aumentati.Oltre alla sporcizia di ogni genere che si accumula tra le canne (insetti, piccioni morti, ecc.) ci sono i danni da… roditori, dato che i topi (i ratti più precisamente) hanno una speciale predilezione per le canne più piccole di metallo tenero. Ci sono ancora canne piegate da raddrizzare, puliture dei contatti elettrici, sistemazioni varie.

Restauro organoNiente di preoccupante, si tratta di ordinaria amministrazione, solo che il tempo trascorso ha accresciuto un poco i problemi.Al di là di questo restauro-manutenzione si potrebbe immaginare un “restauro-aggiornamento”, con l’utilizzo di schede elettroniche al posto dei vecchi sistemi elettrici, la sostituzione del motore, dei mantici e delle parti sottoposte a usura, e tanti altri particolari migliorativi. Tutto questo trasformerebbe il nostro organo in uno strumento adatto a concerti organistici di alto livello, ma purtroppo per ora possiamo solo… sognare, dato che per questo genere di lavori occorre molto denaro. Però in futuro… chissà!

Per l’intanto ci accontentiamo di riascoltare finalmente l’organo in tutta la sua riccheza di timbri e potenza di suono, soprattutto considerando che quest’anno saranno celebrati nella chiesa di San Michele ben sedici matrimoni! Speriamo che questo restauro sia un gradito regalo per gli sposi e rappresenti un buon auspicio per la futura vita matrimoniale.

Don Amerigo Carugno

Verso il matrimonio (31 marzo 2006)

Anche quest’anno si è svolto in parrocchia il corso per fidanzati in preparazione al matrimonio cristiano. È iniziato con la prima domenica di settembre, con la partecipazione di circa quindici coppie, andando così avanti a cadenza periodica e inserendosi nel corso organizzato dalla nostra zona pastorale dove erano previsti non solo incontri-relazioni rivolti a tutti i partecipanti ma anche delle serate di approfondimento e condivisione da svolgere nelle parrocchie di appartenenza.

Sono state affrontate tematiche che hanno cercato di stimolare la coppia alla riflessione, al dialogo ed al confronto interpersonale attraverso la guida del sacerdote e di coppie già sposate. Un percorso che ha posto l’accento non solo sugli aspetti antropologici del matrimonio, ma anche su quelli liturgico-sacramentali e spirituali.

Molto importante è stata la giornata di spiritualità, in cui le coppie che partecipanti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi in coppia con la Parola di Dio, di  vivere la misericordia del Signore nel sacramento della confessione e di nutrirsi e rigenerarsi nell’Amore  mediante l’Eucarestia. Un percorso che terminerà, come tappa preparatoria, il 30 Aprile con il pellegrinaggio di tutte le coppie di fidanzati della nostra diocesi accompagnati dal nostro Arcivescovo Mons. Bruno Forte a Loreto, ma che auspichiamo possa continuare anche dopo il matrimonio. Ciò perché è sempre più necessario rendersi conto che sposarsi in Chiesa non è la risposta ad una tradizione ormai secolare del nostro modo di agire ma è la risposta ad una vocazione di vita. Sì, sposarsi in Chiesa è la chiamata ad uno stile di vita: amarsi l’un l’altro come Cristo ci ama e manifestarlo agli altri con la propria vita.

 Giovanni e Daniela Rosa

Una vela bianca tra le nebbie (12 marzo 2006)

“Quando si parla di padre Pino Puglisi, il rischio è quello che si celebri un eroe: in realtà don Puglisi non è stato un eroe, ma semplicemente un coraggioso testimone di Gesù Cristo”: così suor Carolina Iavazza, fondatrice del centro “Buon Samaritano” di Bovalino (RC) e collaboratrice del sacerdote di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 ha iniziato la sua toccante testimonianza di fronte ad oltre 500 giovani e giovanissimi dell’Azione Cattolica diocesana durante l’annuale happening che si è svolto il 12 marzo scorso presso l’auditorium “Edoardo Menichelli” della parrocchia di San Francesco Caracciolo a Chieti e al quale hanno partecipato anche i gruppi della nostra parrocchia.

Una giornata intensa, che ha visto i giovani riflettere sul tema “Come marinai che si sento perduti volgiamo gli sguardi in lontananza alla ricerca di una vela bianca tra le nebbie dell’orizzonte”, che l’arcivescovo, mons. Bruno Forte, ha riletto adattandola alla vita personale di ogni giovane cristiano che ha momenti di incertezza e di smarrimento, ma che trova in Cristo sempre la sua vela bianca che gli appare in lontananza tra le nebbie dell’esistenza. Una vela bianca che richiede però gesti concreti di speranza, che non può essere accolta semplicemente come salvezza personale, ma che impegna ciascuno a dare ragione della propria scelta cristiana.Ma è stata la testimonianza di suor Carolina che ha letteralmente inchiodato alla sedia i giovani e i giovanissimi: la religiosa, che oggi vive in un’altra terra difficile, la Locride, segnata dalla presenza di un’altra organizzazione mafiosa, la ‘ndrangheta, ha narrato del coraggio di padre Pino, della sua volontà di sollevare il quartiere palermitano dalla negligenza e dall’oblio che tutti gli amministratori pubblici avevano dimostrato e di educare tutti i piccoli al rispetto, al lavoro, all’educazione, al “pensare con la propria testa”. «Lasciate che la morte vi trovi vivi – ha esortato suor Carolina – perchè non importa quanto vivrete ma il modo in cui sceglierete di farlo: è importante che ognuno lasci un segno».

Nel pomeriggio, dopo la santa messa celebrata da mons. Forte, i partecipanti all’happening hanno approfondito le tematiche della giornata in un momento di riflessione in gruppo e hanno assistito ad un’altra testimonianza di speranza, quella dei ragazzi disabili dell’ANFFAS di Ortona, che hanno portato tra i giovani il loro spettacolo tratto dal progetto “danAbile”, che utilizza il linguaggio del corpo e il movimento attraverso la musica in maniera tale che i ragazzi si scoprono capaci di esprimere le loro emozioni, quello che sono e che sentono, superando i lori limiti.

All’ingresso della grande croce di Cristo, nostra vela, nostro riferimento e nostra speranza, i giovani hanno chiuso la loro esperienza, intensa, bella e coinvolgente, riconoscendo in Lui l’unico approdo della propria vita.

Antonello Antonelli