CAMPOSCUOLA DI AC (17-21 agosto 2011)

Quest’anno camposcuola alternativo per la nostra Azione Cattolica parrocchiale! Il campo ACR e il campo giovanissimi, che da tradizione hanno luogo in posti e date differenti, per una volta sono stati realizzati nella stessa struttura, contemporaneamente. Un piccolo esperimento, che ha suscitato l’entusiasmo dei partecipanti e degli organizzatori, per il clima di familiarità e condivisione ha accompagnato le giornate. Tanto più, che per il fine settimana ai ragazzi e ai giovani si sono uniti 26 adulti per un “minicampo” parallelo.

La struttura delle giornate di campo è rimasta la solita: preghiera,  gioco, musica, sport, attività e laboratori per crescere insieme. Le attività hanno avuto un tema e delle proposte specifiche,  in base alle età;  i ragazzi dell’ACR hanno conosciuto alcuni testimoni di cui si parla nel Vangelo, per conoscere esempi di santità: Matteo di Levi, Zaccheo, Giuseppe, il cieco nato e il centurione. I giovanissimi e i giovani invece hanno riflettuto e fatto discernimento sulle scelte importanti per la vita, approfondendo con l’esempio di alcuni testimoni e con gli insegnamenti  di Gesù. Infine gli adulti hanno scelto come tema “Le tre tende della trasfigurazione”, per cercare di essere anche con la propria famiglia una “tenda” che accoglie Dio.

Tante le risate, i canti, gli abbracci e i momenti di amicizia durante il campo; due su tutti i momenti speciali: la grigliata con tutti i partecipanti al campo, in un sabato sera di festa in cui si è proprio sentito (in tutti i sensi) il “gusto” dell’essere comunità… e la visita alla Santa casa di Loreto, tra le mura dove Maria, la madre di Gesù,  è stata chiamata dall’Angelo ed ha risposto “sì” alla sua chiamata.

Se il titolo del campo è stato “siamo di più”, non è tanto perché quest’anno abbiamo scelto di sperimentarci con più persone e più generazioni contemporaneamente,  quanto perché davvero il condividere la preghiera, il cibo, la festa, ha fatto crescere ognuno di noi, ha dato a ciascuno quel sapore in più dell’essere Chiesa, in cammino insieme verso Dio.

Claudia Cataldo

ACR

Sono le 8.30 del 17 agosto,la piazza di Miglianico si popola di ragazzi…….FINALMENTE SI PARTE!! Tutti felici,ma anche un po’ assonnati, ci dirigiamo verso Treia (MC) per trascorrere i 5 giorni che aspettiamo da un anno intero. Tre ore di viaggio trascorse cantando e…arrivati a destinazione non ci siamo fermati, abbiamo continuato a cantare e ballare.

Abbiamo stabilito le regole per poter convivere e subito dopo il momento che tutti aspettavamo…. gli educatori ci hanno comunicato chi erano i nostri compagni di stanza. Una volta stabiliti i 4 gruppi, dai nomi alquanto strani, ognuno si è dato da fare per sistemare la propria camera.I giorni scivolavano via tra attività divertenti ma anche ricche di riflessione e preghiera. Abbiamo collaborato tutti: c’era chi apparecchiava, chi organizzava la liturgia e chi puliva.Ma anche la notte come il giorno passava velocemente, tra scherzi e la gentile compagnia di molte varietà di insetti!!

E come ad ogni campo scuola c’era l’inno……SIAMO DI PIU!!

Ma…il giorno più bello è stato sicuramente il penultimo, quando siamo andati a Loreto per visitare la basilica e per ringraziare la Madonna dello splendido campo che ci ha regalato. Ovviamente, dopo questa visita , ci siamo concessi un bel gelato.Non è stato però solo questo il momento più bello della giornata. Infatti la sera, dopo la Messa, ci aspettava una buonissima grigliata di salsicce, pancetta e bistecche. Anche se dopo esserci ingozzati, ci siamo buttati tutti sulla pista da ballo dove abbiamo cantato e ballato con Giuseppe, DJ Clau e il suo aiutante Fra,fino a notte fonda.

E cosi tra lacrime e rimpianti è arrivato il momento di ripartire…….direzione Miglianico.

Per la buona riuscita del campo si ringrazia: tutto il gruppo ACR, l’ACG , gli educatori, le cuoche (Doriana, Patrizia e Luisa) i genitori, l’autista Mario e Don Amerigo.

Margherita Cavuti e Veronica Iuliani

Settore Giovani: I Giovanissimi crescono in CAMPO!

Il bagaglio di esperienza e di condivisione dei giovanissimi di Miglianico cresce.
Quest’estate ha visto un Settore Giovani di AC completamente avvolto dallo spirito parrocchiale e familiare. A conclusione di un ottimo anno associativo in cui i Giovani tutti hanno dato molto di più degli anni precedenti attraverso una partecipazione più attiva agli eventi parrocchiali ed associativi, la cosiddetta ciliegina sulla torta è stata il campo-scuola.
Sinceramente dubbi e perplessità hanno accompagnato la prima fase operativa in cui gli stessi ragazzi erano dubbiosi sulla riuscita di un campo in cui era presente anche l’ACR… Non per qualche ragione “poco cristiana” ma per una reale differenza di esigenze e di caratteristiche. Invece no.
Tutti i giorni hanno portato i ragazzi a crescere sempre più nella coscienza vera che se l’AC è una famiglia, lo è per tutti i componenti, ragazzi e adulti compresi!
La cinque giorni, ha portato tantissima qualità nella condivisione e nei dialoghi che nascevano spontaneamente tra di loro e alla fine è stato difficile dover dire: “bisogna tornare a casa”…
Ma questo è ciò che alza il valore della nostra Azione Cattolica.
Tornare a casa significa fare i conti con la quotidianità, con chi non vuole ascoltarti, con le famiglie e i loro problemi, la scuola, gli amici… Sono certo che dopo questo campo, i giovanissimi sono più maturi e, più grandi, affronteranno i problemi di ogni giorno. A questo serve il campo: non a fare una vacanza, non a chiudersi nelle “quattro mura” degli incontri, no. Serve a ricaricarci, ad aggiungere qualcosa a ciò che già siamo, quel qualcosa in più nel cuore di ognuno che solo Gesù può darci. Del resto senza di lui non ci sarebbe un cuore, non ci sarebbe un campo-scuola, non ci sarebbe l’AC.
A questo punto, quindi, mi sembra necessario, indispensabile, ringraziare Gesù per quanto ci ha donato e ci dona continuamente, una fede ricca e fresca, che mira a non rimanere chiusa nei cuori ma pronta ad esplodere fuori e ad abbracciare chiunque chieda a questi giovanissimi : “… Ma ne vale la pena?…”
Ringrazio infine tutti gli educatori ACR e Giovani per l’impegno (che in realtà c’è sempre stato) e per la gioia vera che è risuonata tra le mura della Casa di Treia. La famiglia ora c’è, si vede e si sente. Spero vivamente che questa si allarghi sempre di più e che cresca nella fede e nella partecipazione parrocchiale.

Enrico Chicchiriccò

Settore Adulti: le tre tende della nostra casa

Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia» (Mt. 17, 1-4). Si apre con questo versetto la riflessione che ha coinvolto un gruppo di genitori della nostra comunità parrocchiale che lo scorso agosto hanno partecipato al week-end di formazione e condivisione in quel di Macerata insieme ai ragazzi e giovani di Azione Cattolica. Vivere la nostra casa con lo stile della tenda significa rendere sempre vivo il senso della ricerca e del cammino aprendo la porta della nostra casa che in fondo non è altro che la porta del nostro cuore, a tre atteggiamenti di vita che possiamo trarre direttamente dall’evento della Trasfigurazione. Pietro propone tre tende: una per Gesù, una per Mosè ed una per Elia. La tenda di Gesù è la tenda del dono di sé, la tenda di Mosè è la tenda della libertà, la tenda di Elia è la tenda della fedeltà: dunque siamo chiamati a vivere ed a testimoniare nelle nostre case, nelle nostre relazioni personali, coniugali e familiari il dono di noi stessi, la libertà e la fedeltà. Cosa significa vivere il dono di sé? Nell’odierno contesto significa superare la forte tentazione da una parte di rinchiudersi in se stessi di fronte ad un mondo che non condivide il progetto cristiano e dall’altra di esprimere giudizi di condanna sentendosi migliori degli altri. Nell’ottica della tenda invece siamo chiamati a porre al servizio della società e dell’uomo le nostre energie migliori, i nostri talenti e le nostre intelligenze e con esse la nobile arte del far politica. Proprio così: non ci si improvvisa politici né amministratori. La politica, l’amministrazione è una nobile arte alla quale ci si forma con sacrificio e perseveranza. Mosè ci ricorda i dieci comandamenti e con questi il senso della legge, quindi la seconda tenda apre l’orizzonte della libertà. Essere liberi dal proprio egoismo per imparare che la libertà è relazione, è complicità, è affetto senza calcoli né interessi. Liberi con gli altri e per gli altri per accogliere la vita nascente, per accogliere la sofferenza, per rinunciare ed annunciare, liberi per essere autentici. Infine la fedeltà: la grande fedeltà del profeta Elia ci spinge a ravvivare la nostra fede; la cultura del “sospetto” che spesso aleggia nelle nostre relazioni crea le condizioni per una vita impossibile. La fedeltà che è fiducia in Dio ci spinge a volere “il bene” per i nostri cari, ci aiuta a ritrovare l’orizzonte, il luogo dove il cielo e la terra si toccano nel segno di una reciprocità di relazione che sin dall’origine il Signore ha voluto donare alla propria creatura. E l’Eucarestia domenicale è il momento fondamentale ed imperdibile per riscoprire che la fede e la vita camminano insieme: solo così possiamo veramente accogliere nella nostra casa, nel nostro cuore il senso vero della tenda, paradigma continuo del rapporto tra Dio e l’uomo.

Giovanni Rosa