Impressioni di novembre 2

E fu cosi che arrivò la pioggia, e prese il posto di quanto restava di una prolungata estate di S. Martino, in questo autunno inoltrato. Non un acquazzone scrosciante, bensì quella pioggerellina fina fina, quasi sospesa nell’aria, che penetra e raffredda ogni cosa. Ebbene si, arrivò in un mattino, ancora buio, mentre monaci ed ospiti al suono della campana attraversavano silenziosi i vialetti per recarsi in chiesa, in tempo per il primo Ufficio della giornata.

E Dio creò la pioggia: quarto giorno!…per il nostro corso di esercizi spirituali sulla lettera di Giacomo della quale il nostro buon predicatore si impegna a dipanare il testo, e che, con buona pace di Martin Lutero, è tutt’altro che “una lettera di paglia”!

Mentre prendo posto nella sala delle conferenze, nella mente si affollano i ricordi: dalla prima volta che venni a Bose, nel ’99 – un altro secolo – salii in treno con un’infinità di cambi di stazione e mezzi (compresi taxi e pullman di linea); quante volte mi sono seduto in questo salone!
Quanto tempo ho trascorso nella grande chiesa, eppure mi fa ancora effetto, prima che cominci un Ufficio, la lenta teoria dei fratelli e delle sorelle, avvolti nelle loro bianche, soffici cocolle, fruscianti ad ogni movimento, che nella semioscurità prendono posto in coro; tutto è composto, tutto è assolutamente misurato: anche nell’intima tensione, nello studio ricercato e motivato sin nei particolari, che tutto sia al proprio posto, uomini e cose, vi è misura, moderazione. Un’assoluta semplicità da una sofferta complessità!
Brillano le lampade, i primi accordi d’organo, e l’intreccio delle voci, sommesso ma potente, celebra l’invisibile.
Ed al termine, come tutto è emerso dalla penombra, cosi’ ogni cosa vi ritorna, uomini e cose, i primi, che allo scattare sordo d’un molla sul legno – segnale antico in uso nei monasteri – escono di chiesa in perfetto e paziente ordine, le seconde bloccate in quest’aria sospesa, attendendo nuove luci, nuovi suoni, nuove ragioni per essere.

Tutto questo, magari per i più inspiegabilmente, ancora mi incanta.
Una comunità: questa è la cifra fondamentale di Bose.
E quando mi riconnetto al mondo presente, fr. Luciano sta parlando di come chi ha un ministero della Parola nella comunità cristiana debba compiere questo servizio:

1. Ascolta i problemi della comunità
2. Opera un discernimento di questi problemi
3. Li legge davanti al vangelo
4. Ne mostra la portata davanti alla comunità
5. Indica una via d’uscita dall’impasse in cui la comunità si trova.

Ai destinatari si rivolge chiedendo che siano nella gioia.
Anche quando le piogge d’autunno rendono poltiglia l’effimera gloria d’autunno.

Alla prossima impressione di novembre…

Don Gilberto